ventilazione

Tetto ventilato, come realizzarlo e perché

 

La ventilazione è un requisito fondamentale per il benessere delle abitazioni e dei suoi abitanti: esiste anche per la copertura? 

Il tetto ventilato è garanzia di maggior durata del materiale e influenza in modo determinante il benessere termico all’interno degli edifici.
Riduce il flusso termico entrante nel periodo estivo, consente lo smaltimento del vapore acqueo che si forma all’interno dell’abitazione durante il periodo invernale, asciuga eventuali infiltrazioni d’acqua o condense, previene la formazione di condensa nel sottotegola quando il tetto è coperto di neve.

Cosa s’intende per tetto ventilato?

Il tetto viene definito ventilato quando la sezione di aerazione è maggiore di 200 cm2 al metro lineare, cioè quando nel canale di ventilazione posto sotto la tegola è in grado di fluire una quantità d’aria calda che per moto ascensionale (l’aria calda tende a salire) va dalla linea di gronda al colmo dell’abitazione e da qui fuoriesce in atmosfera.
Il canale di ventilazione è quindi in grado di smaltire una parte del calore che per irraggiamento riscalda le tegole e tende a entrare nell’abitazione. Il tetto ventilato da quindi dei grossi benefici durante il periodo estivo quando l’irraggiamento solare è particolarmente intenso e continuo durante tutto l’arco della giornata.

Come si può realizzare un tetto ventilato?

È importante per la realizzazione di un tetto ventilato tenere in considerazione tre fattori:

  • ingresso d’aria dalla linea di gronda,
  • sezione del canale di ventilazione
  • fuoriuscita dell’aria calda dal colmo.

Per la linea di gronda si devono utilizzare accessori che consentono l’ingresso d’aria in misura non inferiore ai 200 cm2/m: a tale funzione assolvono sia il listello aerato (particolare in materiale plastico) che il listello in lamiera stirata (es. Metalvent).
Il profilo della tegola (più l’onda è alta maggiore è il passaggio dell'aria, come ad esempio per il Coppo Domus) è determinante per consentire una buona sezione di ventilazione, oltre alle caratteristiche dell’isolante sottostante che, quando dotato di listelli che rialzano la tegola stessa, influenzano la quantità del flusso d’aria calda.
Infine l'utilizzo di un sottocolmo  è condizione imprescindibile per consentire lo sfogo dell'aria calda e ottenere così quello che viene comunemente denominato "effetto camino".

Per quali ragioni è da evitare la sigillatura del colmo per mezzo della malta?

Cementando il colmo si creano tre tipi di danni differenti:

  • si blocca la ventilazione nel sottotegola e si genera un “effetto rugiada” a causa del vapore acqueo che, non potendo essere smaltito in atmosfera, condensa bagnando i materiali, che col passare del tempo possono subire danni strutturali
  • con i cicli di gelo e disgelo i diversi coefficenti di dilatazione degli elementi costituenti il colmo e della malta cementizia usata per sigillare portano a frizioni nei materiali che danno origine a micro fessurazioni. Queste consentono l’ingresso di acqua meteorica e di umidità nel sottotegola favorendo la rottura degli elementi di colmo e infiltrazioni;
  • la sigillatura comporta l’accumulo di aria calda nella zona del colmo che, col passare delle ore, riscalda il materiale isolante del tetto che trasmette il calore all’interno dell’abitazione invece di proteggerla.

L’uso di un sottocolmo (ad esempio La Rol 380) al posto della malta cementizia evita tutti gli effetti elencati, protegge il tetto da infiltrazioni e consente il regolare deflusso dell’aria calda del sottotegola.